mercoledì 10 agosto 2011

Being a Catholic Politician

Sembra che nel suo intervento il cardinale Bagnasco (così come ultimamente la Chiesa in generale) confonda quelli che sono i principi del cattolicesimo con i diritti fondamentali dell'uomo. O meglio, è evidente come sostenga che il concetto di "amore per il prossimo" sia non solo un'eredità, ma addirittura una prerogativa dei cattolici, e per questo motivo rimarca la necessità della loro presenza in politica.
Oggi è un po' fuori luogo come concezione, direi, poiché i valori a cui si riferisce (etica, giustizia, apertura verso il diverso) prescindono dall'azione della Chiesa. Anzi, spesso trovano terreni fertili in luoghi da cui la Chiesa tende a prendere le distanze.
Per quanto riguarda la sfera politica ormai l'essere cristiano (così come l'essere sposato) è diventata un'etichetta quasi necessaria per chi vuole far carriera in tali ambienti, fatta eccezione di pochi, che però per questo sono molto criticati. Tra le altre cose, si è notato come chi vantava di essere un cattolico "con le carte in regola" sia rimasto fedele a tale linea.

In conclusione, Bagnasco, non faccia di tutte quelle belle parole, quei bei valori che troppo spesso vengono citati, un unico fascio chiamato "cattolicesimo". L'amore verso il prossimo, il diverso, l'etica, la morale, la giustizia, si trova anche in molte altre persone, all'infuori dei cattolici. E le probabilità di trovare tali principi in un mussulmano o buddista non sono di certo inferiori.
Vorrei concludere questo post con un'ultima precisazione, forse un po' generica, che tende a portare la discussione su un altro tema, pur restando legata a questo argomento. Ma ci tengo, perché nel mondo cattolico sembra che si sia instaurato un certo pregiudizio comune.
Ci tenevo a precisare questo, cardinale:

Gli atei non hanno dio, ma non per questo non hanno fede.



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